L’orologio da torre, storia da riscoprire

UMAGO, 6 febbraio 2020 – Conferenza alla Comunità degli Italiani, ricordando la famiglia Solari e la tradizione veneta.

La sala della Comunità degli Italiani ha ospitato un pubblico molto interessato all’ “Orologio sul campanile di Umago”, conferenza organizzata nell’ambito del progetto “Il tempo della Serenissima – Valorizzazione storico culturale e turistica della tradizione orologiaia dell’istro-veneto”, cofinanziato dalla Regione Veneto. A introdurre i relatori – lo storico Denis Visintin, l’archeologo Marino Baldini e l’esperto Alceo Solari – è stata la presidente della CI, Floriana Bassanese Radin.

Un momento della conferenza. Da sinistra: Floriana Bassanese, Marino Baldini, Denis Visintin e Alceo

La conferenza, oltre alla stona degli orologi da torre, ha toccato pure l’architettura dei campanili in Istria, le migrazioni degli artigiani della regione Carnia e i tentativi di documentare questi congegni della meccanica di precisione che hanno segnato il passare del tempo nell’interesse pubblico ma sono sempre rimasti nascosti nei campanili delle chiese, raramente visti e poco noti.
Visintin ha raccontato di essere stato il primo a entrare in contatto con questo progetto in Croazia, quando ancora ricopriva la funzione di direttore del Museo etnografico di Pisino; ha deciso di supportarlo e di diventarne parte, riconoscendone il valore, all’inizio ipotizzando e poi concretizzando con il supporto della Comunità degli Italiani di Parenzo. Alceo Solari fa parte della famiglia carnica che tramanda la tradizione artigianale del costruire gli orologi da ben tre secoli e che, come scoperto da Visintin, fino al 1841 ne realizzò più di 200, molti nella parte orientale della costa adriatica. Solari ha spiegato che, per avviare la produzione di questo genere di orologi, bisogna innanzitutto informarsi riguardo a determinate condizioni dell’area, come la presenza del legname, dell’acqua e di miniere di ferro; la regione della Carnia si è rivelata ideale a questo scopo. I primi fabbri, dai quali si sono poi affinati i futuri orologiai, producevano chiodi e semplici arnesi; in seguito si specializzarono in archibugi e serrature, per poi arrivare agli orologi. E qui siamo già alla meccanica di precisione: il passo fino ai meccanismi che contano lo scorrere del tempo è stato breve.
I primi orologi avevano una sola lancetta e non erano molto precisi, in seguito un grande cambiamento arrivò con l’uso del pendolo, che sfrutta il principio del sincronismo scoperto da Galileo Galilei; per una maggiore precisione venne aggiunta la lancetta dei minuti, ha ricordato Solari.
Gli orologi prodotti dalla famiglia Solari godono della reputazione di essere precisi e relativamente a buon mercato, e sono presenti nei campanili in Istria, in Dalmazia e in Montenegro. Anche quello nel campanile di piazza Libertà a Umago è un orologio Solari.


Marino Baldini ha fatto, infine, una breve panoramica dei campanili presenti in Istria, tra cui quelli di Dignano, di Sanvincenti e di Umago, confrontandone le architetture e le appartenenze alle varie tipologie.
L’incontro si è concluso con l’intervento di Maria Pia Solari (sorella di Alceo), segretaria dell’Associazione Amici dell’Orologeria Pesarina, che ha espresso la speranza di trovare in Croazia notizie sui discendenti degli artigiani della Carnia, emigrati tanti anni fa.

Una panoramica della sala.

Marko Sorgo

La locandina con il programma-invito
Ritaglio-stampa originale

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